La Finanza Amichevole – Episodio 23: Le dieci regole d’oro per investire in azioni di Hugh Young

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1.       Come sono trattati gli azionisti di minoranza
Prima di investire in una società occorre porsi alcune domande. Innanzitutto, chi la controlla. In secondo luogo, se ci si può fidare di chi la controlla. Gli azionisti di minoranza sono solo uno dei tanti gruppi di stakeholder di una società (dipendenti, management, fornitori, banche e azionisti principali, così come l’eventuale famiglia fondatrice). Gli azionisti di minoranza non possono aspettarsi di ricevere un trattamento privilegiato rispetto agli altri stakeholder, ma quanto meno dovrebbero pretendere un trattamento equo. Ecco perché occorre domandarsi se ci si può ragionevolmente aspettare che chi detiene il controllo dell’azienda agisca con equità. Il controllo delle società non è necessariamente nelle mani di un azionista. Nel caso dei servizi di pubblica utilità spesso sono i governi stessi ad esercitare controlli molto stringenti sulle tariffe. I prezzi dell’elettricità sono un elemento socialmente sensibile, con il quale spesso i politici giocano, anche a spese degli azionisti di minoranza. E’ anche vero, però, che molto spesso la parte controllante è un azionista, normalmente la famiglia fondatrice o un conglomerato di imprese. Al di là della fiducia, il modo migliore per giudicare se chi controlla un’azienda agirà con equità in futuro consiste nel vedere se ha agito equamente in passato. Chi ha dimostrato nel tempo di trattare con rispetto i soci di minoranza merita la considerazione degli investitori. Innocenti fino a prova contraria, insomma, anche perché l’esperienza insegna che i comportamenti passati sono in genere validi indicatori dei comportamenti futuri.

2.       Sono le persone a fare le società, non gli asset
In sostanza, una società è un gruppo di persone che perseguono un obiettivo comune, che consiste nel creare il prodotto migliore al miglior prezzo. In una parola: ‘qualità’. Certo, qualsiasi società deve contare su immobilizzazioni, ma queste non hanno nessun valore se non sono gestite nel modo giusto dalle persone giuste. Una volta compreso questo principio, è evidente che per poter prevedere la performance a lungo termine di una società, si debba innanzitutto valutare la qualità degli uomini che la compongono.

3.       L’importanza di uno stato patrimoniale solido
Gran parte delle società che falliscono hanno in genere attività non adeguatamente finanziate. Uno stato patrimoniale solido, invece, indica innanzitutto che le probabilità di fallimento sono molto basse. Per valutare la solidità patrimoniale, però, oltre a valutare il passivo è fondamentale anche analizzare l’attivo e come viene utilizzato, ad esempio se è eccessivo per il tipo di attività svolto o se è messo a rischio con investimenti in strumenti finanziari esotici. Ovviamente il management deve essere in grado di generare liquidità, ma anche di investirla con oculatezza, preservarla da rischi inutili o distribuirla tra gli azionisti. Lo stato patrimoniale è la struttura portante di un’azienda e al tempo stesso anche la sua anima.

4.       Conoscere ciò che si acquista
Non è necessario sapere come funziona un microchip per investire in un produttore di microchip, ma occorre capire a che cosa servono e possedere qualche nozione di base sul processo produttivo, ad esempio, su costi e materiali utilizzati. D’altro canto, prodotti semplici come i mutui possono essere confezionati in operazioni difficili da comprendere. Se vi sono aspetti di un’azienda che non convincono, ad esempio come un settore senza grandi barriere all’ingresso possa realizzare profitti molto superiori al costo del capitale, meglio rinunciare all’investimento. In genere, se qualcosa sembra troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è.

5.       Evitare le società con manager troppo ambiziosi
Spesso le aziende sono tentate di espandere la capacità produttiva o addirittura di investire in ambiti che esulano dalle loro competenze principali. Questo tipo di ambizione va guardata con sospetto, in quanto comporta intrinsecamente una minore concentrazione sulle attività caratteristiche dell’azienda, per non parlare delle implicazioni a livello patrimoniale. Queste strategie possono portare benefici a dipendenti, fornitori e banche, ma raramente funzionano per gli azionisti di minoranza.

6.       Pensare a lungo termine
A meno che non si abbia l’esigenza di ritirare presto il proprio denaro, è consigliabile investire un un’ottica a lungo termine ed evitare di farsi coinvolgere nelle oscillazioni dei mercati sul breve termine. Innanzitutto, l’orizzonte temporale degli investimenti deve essere allineato con quello delle società in cui si investe. Tutte le aziende solide, infatti, e persino alcune che non lo sono, operano in una prospettiva di lungo periodo. Quando un’azienda costruisce un impianto produttivo, ad esempio, prevede che renda per almeno dieci anni; chi vi investe, di conseguenza, deve prevedere che tale investimento possa rendere per lo stesso periodo. In secondo luogo, le oscillazioni di prezzo nel breve periodo sono per lo più incoerenti, in quanto spesso sono collegate a minusvalenze (e plusvalenze) di capitale temporanee. Le perdite rilevanti sono quelle permanenti, ma anche in questo caso l’essenziale è essere in grado di valutare le prospettive dell’azienda sul lungo termine.

7.       I benchmark sono parametri, non vincoli nella costruzione dei portafogli
Non c’è motivo peggiore per scegliere un investimento che copiare quanto fatto da altri. Questo in genere è quello che si fa quando si tenta di replicare con il proprio portafoglio un determinato indice di riferimento. La ponderazione di una società nell’indice fa capire che cosa è accaduto in passato, ma non quello che succederà in futuro. Inoltre, quasi tutti i benchmark contengono anche investimenti spazzatura che con un po’ di impegno possono essere evitati. Per investire con successo occorre imparare a pensare diversamente. A volte farlo fa sentire a disagio, ma questa sensazione è il segnale che si sta seguendo la strada giusta. Per dirla in parole semplici, per sovraperformare un benchmark è indispensabile discostarsene.

8.       Sfrutta l’irrazionalità
La teoria dell’efficienza dei mercati è assurda. I mercati sono determinati da esseri umani. Gli essere umani sono irrazionali. Di conseguenza, anche i mercati sono irrazionali. A volte succede qualcosa e gli investitori si fanno prendere dal panico. Queste occasioni vanno sfruttate, ma non accodandosi al fuggi fuggi generale. E se proprio si vuole uscire, meglio essere tra i primi! Un calo del 20% di una quotazione azionaria è come un saldo del 20% in un grande magazzino: è un’opportunità per acquistare a un prezzo conveniente.

9.       Cercare direttamente alla fonte
In ambito medico o ingegneristico normalmente le procedure devono rispettare standard ben precisi. Nel settore degli investimenti, se questo assioma vale, ad esempio, per gli aspetti etici, per quanto concerne le decisioni d’investimento, per avere successo è fondamentale non seguire la massa. Chi investe non vuole confondersi con il gregge, ma per questo è necessario effettuare direttamente le proprie ricerche. Le ricerche pubblicate dai broker hanno una loro utilità, ma non possono sostituire un’analisi diretta dalla quale giungere a conclusioni proprie. Solo in questo modo si ha la certezza di prendere decisioni circostanziate e studiate.

10.   Puntare su settori in cui sia possibile avere un vantaggio competitivo sostenibile
Alcuni settori generano più profitti di altri. In generale, l’entità dei profitti di un settore spesso è in funzione delle difficoltà che presenta all’accesso. La presenza di elevate barriere di ingresso può pertanto assicurare un vantaggio competitivo sostenibile a chi già opera nel settore. Prendiamo ad esempio il settore bancario. L’apertura di una banca è soggetta a numerosissimi ostacoli, molto più che se si vuole avviare una produzione di acciaio o una catena di grande distribuzione. Non solo si devono ottenere licenze da uno o più organi di vigilanza, occorre anche conquistarsi la fiducia dei depositanti e trovare una rete di società da finanziare. Le banche tendono pertanto a ottenere elevati rendimenti dal capitale, spesso sostenibili a lungo termine, a condizione ovviamente che si limitino alla semplice attività di credito e deposito.

Hugh Young Managing Director: Aberdeen Asset Management Asia Limited

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