La truffa della vendita dei diamanti, niente di nuovo

La finanza amichevole

L’argomento di questa settimana è relativo alla truffa della vendita di diamanti, da parte di alcuni istituti di credito.
Prendo come spunto questo argomento non per meravigliarmi di quando accaduto, purtroppo molti risparmiatori sono coinvolti in questa vicenda e la magistratura farà il suo corso per cercare di tutelarli, ma per ribadire il concetto che per investire bisogna pianificare e non farsi prendere la mano da facili e certi guadagni.
Perché non mi meraviglio e non c’è niente di nuovo, in primis perché si è più portati a cercare facili introiti, che ad effettuare una pianificazione a lungo termine e senza un’informazione adeguata.
Poi per la negligenza di chi li ha venduti.
Convincendo i risparmiatori che era comunque un bene rifugio come ottica di diversificazione e che avrebbe portato guadagli, con un piccolo particolare che il prezzo pagato per acquistarli era sensibilmente più alto della quotazione reale.
Di conseguenza quando si sarebbe voluti venderli, il ricavato sarebbe stato sicuramente inferiore.
Questo è uno dei casi limiti, ma se ci guardiamo indietro certi investimenti passati, considerati come beni rifugio oggi non lo sono più.
Per fare alcuni esempi, le monete antiche, le collezioni di francobolli, i quadri.
Ci sono sempre le eccezioni, se si ha qualche pezzo raro, per il resto il prezzo lo stabilisce l’acquirente disposto ad acquistare e non chi vuol vendere.

“La società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro.”
Adam Smith

Rendiamo la finanza amichevole.

Il podcast: